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Dalle macchine intelligenti e interconnesse a nuovi modelli di competenze. Persone e innovazione motori del cambiamento nell’Industria 4.0

Dalle macchine intelligenti e interconnesse a nuovi modelli di competenze. Persone e innovazione motori del  cambiamento nell’Industria 4.0

Articolo a firma di: Giuditta Villa, Director Southern Europe HR performance di Ayming
Giuseppe Mele, Manager - Finance & Innovation Performance di Ayming

L’Industria 4.0 è, specie nei Paesi dalle economie mature, sfida, opportunità, passaggio obbligato. È una rivoluzione che attraversa le aziende, con il coinvolgimento del mondo universitario, sotto forma di evoluzione positiva; un’evoluzione che riguarda tecnologia, automazione, digitalizzazione, Internet delle Cose, gestione di Big Data, cambiamento dei processi, uso della realtà aumentata. E di conseguenza le persone, le loro capacità e la relazione con un nuovo modello produttivo.

Quando però si parla di competenze, dunque di persone e del loro ruolo verso la Quarta Rivoluzione Industriale, spesso si associa il tema all’ambito dell’innovazione tecnologica. È nostra opinione, invece, che anche le Risorse Umane siano coinvolte direttamente: entrambi questi ambiti possono essere oggetto di investimenti, sia per quanto riguarda le technicality, sia per le soft skill e, più in generale, per la capacità di comprensione e adattamento a un radicale mutamento produttivo e culturale.

Il motivo poggia su diversi fattori, il più importante dei quali è la natura sfidante dell’Industria 4.0, che porta con sé un cambio di paradigma, a livello di organizzazione, rapporto macchina-uomo, nuove competenze. Le Risorse Umane devono essere viste, in questo contesto, come agenti di cambiamento, capaci di sostenere le richieste dell’Industria 4.0 e di supportare le persone nel modificare il loro modo di lavorare, anche attraverso una formazione specifica.

L’Industria 4.0, soprattutto nei Paesi europei, è considerata lo strumento che aiuterà le economie a competere in modo diverso con i Paesi in forte crescita (si pensi alla Cina), lavorando non più sul prezzo o sulla standardizzazione, ma aprendosi a nuove prospettive, grazie all’interconnessione tra sistemi fisici e digitali, all’uso di macchine intelligenti e automatizzate, fino ad arrivare alla mass customization.

Anche il nostro Paese, attraverso il Piano Industria 4.0, che prevede iperammortamenti, crediti di imposta, detrazioni fiscali per gli investimenti, acceleratori d’impresa, sostegno alle start-up, si sta attrezzando e sta aiutando le aziende ad affrontare le giuste scelte di innovazione - questo il compito, per esempio, dei cosiddetti “centri di competenza digitale” - per implementare progetti o soluzioni in modo efficace, che garantiscano ritorni sia a livello tecnologico sia economico. Tuttavia, seppur significativo, il piano del Governo costituisce il primo passo verso un percorso nel quale è fondamentale l’incontro di competenze e conoscenze trasversali per sfruttare appieno le future opportunità, perché, parafrasando Klaus Schwabe, presidente del World Economic Forum, “più pensiamo a come cogliere i frutti di questa rivoluzione tecnologica, più analizzeremo in profondità il ruolo delle persone e i modelli sociali sottesi che tali tecnologie rappresentano e abilitano, più avremo l’opportunità di modellare la rivoluzione in un modo che migliori il mondo in cui viviamo”.

Le nuove opportunità offerte dalla Quarta Rivoluzione Industriale vengono colte cambiando il modo di produrre, ossia aumentando la digitalizzazione, l’automazione, il modo di utilizzare gli analytics. Per fare ciò, occorre sviluppare, come accennato, nuove competenze, sia in riferimento alle nuove generazioni, sia per i professionisti e gli operatori già presenti in azienda. Ma questo approccio non è ancora sufficiente: oltre alla formazione diretta, infatti, è necessario modificare anche la cultura del mondo del lavoro, che metta da parte la “paura del nuovo” e conduca a questa visione industriale diversa, a un modo diverso di concepire il lavoro.

Le occasioni di formazione portate dall’Industria 4.0 non possono, però, essere approcciate sull’onda di interessanti finanziamenti, che pure sono a disposizione proprio per le nuove professionalità: in un contesto di cutting edge tecnologico è necessaria una forte spinta innovativa in tutte le sfaccettature della gestione aziendale, per essere protagonisti del nuovo playground e non solo spettatori passivi o bandwagoner.

I trend tecnologici accadono e accadranno indipendentemente da ciò che faremo e i vincitori saranno coloro in grado di partecipare pienamente in un ecosistema innovation-driven fornendo nuove idee, modelli di business, prodotti e servizi, piuttosto che coloro in grado di offrire solo lavoro scarsamente qualificato o capitale umano “ordinario”.

In questo contesto la formazione diventa un fattore critico di successo che, per risultare efficace, deve essere inserita in un piano di sviluppo che, come siamo soliti ricordare in Ayming, utilizzi modelli di competenze capaci di comprendere appieno e innovare dove necessario la job description, interpretare i bisogni aziendali intersecandoli con il mercato per eseguire un recruiting basato su un modello definito, operare con le regole del performance management e arrivare a un piano di sviluppo e carriera che risponda alle nuove sfide, al processo evolutivo con il quale ci stiamo confrontando.

In questo scenario, anche le modalità di erogare formazione saranno protagoniste di un processo di evoluzione: maggior attenzione alla gestione del cambiamento e alla sua implementazione, un’evoluzione tecnologica in linea con la rivoluzione che stiamo vivendo, soluzioni sempre più adeguate alle nuove necessità organizzative e alla mobilità.

Tirando le somme, per Industria 4.0 è necessaria una formazione 4.0 e più in generale un universo HR 4.0.

Si ponga il caso di un’azienda di medie dimensioni che decide di attingere alle agevolazioni relative agli investimenti dedicati all’innovazione in ottica 4.0 e di digitalizzare, in modo spinto, alcuni processi: l’intervento risulterà ben poco efficace se, prima, il personale non sarà stato accompagnato a compiere una trasformazione culturale e ad accettare, in senso positivo valutandone le opportunità, di operare in un contesto di cambiamento continuo; di aprirsi a una buona capacità di relazione e di costruire competenze flessibili.

Per quanto appena indicato, crediamo che il cambiamento portato dall’Industria 4.0 non sia solo di tipo operativo, ma strategico e che richieda una visione che copra quantomeno il medio periodo, e coinvolga l’azienda in modo sistemico, dall’imprenditore, al manager, ai dipendenti.

Il Direttore delle Risorse Umane, in questo senso, è chiamato a svolgere un lavoro delicato: essere di supporto alle altre funzioni aziendali e pronto al cambio di paradigma. Già oggi, ogni qualvolta ci confrontiamo per processi di business performance management con questa figura, constatiamo quanto il suo ruolo sia centrale per la vita dell’azienda. Si tratta, a questo punto, di spingere ancor di più sulle sue competenze in modo che possa affrontare, diffondere e aiutare a comprendere il valore della Quarta Rivoluzione Industriale.

L’Industria 4.0 è oggi già tra noi, grazie a diversi progetti che le aziende, di ogni dimensione, stanno implementando. Siamo certi che anche le realtà che, al momento, non sono interessate alla tematica, dovranno ben presto confrontarsi con essa, che si tratti di fashion, food, automotive o servizi. Già ora esistono, nel settore retail, interessanti esempi di nuove digitalizzazioni in grado di soddisfare in modo diverso il consumatore e allo stesso tempo raccogliere i dati per una sua migliore profilazione, o per la realizzazione di un prodotto customizzato, a costi contenuti e tempi ridotti. Ecco perché possiamo immaginare l’Industria 4.0 come un’onda lunga che coprirà tutti i comparti e toccherà non solo la produzione, ma anche i servizi; con nuovi strumenti a disposizione, anche la relazione con i clienti e i consumatori si modificherà.

Questo è il motivo per cui, come anticipato, siamo certi che il focus, quando si parla di Industria 4.0 e formazione, dunque di accesso alle agevolazioni fiscali per gli investimenti, debba essere ben più ampio rispetto alle technicality, ancorché importanti.

Come gli ultimi decenni ci hanno insegnato, infatti, ogni qual volta giunge un cambiamento importante, di tipo digitale o tecnologico, sono comunque sempre gli individui a diventare protagonisti e attori del “nuovo” messo a disposizione. Siamo pronti a renderli motori propulsori di questo nuovo modo di intendere e vivere l’industria italiana?

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