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Le 7 caratteristiche di un pessimo capo

Le 7 caratteristiche di un pessimo capo

Perché è utile identificare i cattivi manager

Avere un pessimo capo influisce in maniera negativa sulle prestazioni e sui risultati dei dipendenti sul posto di lavoro. Si tratta di un problema che interessa moltissime aziende e organizzazioni. Infatti secondo alcune ricerche tre lavoratori su quattro detestano il loro capo oppure manager proprio per le sue caratteristiche che ne fanno un cattivo soggetto per ricoprire le posizioni al vertice. Esistono tanti modi diversi che consentono di definire un pessimo capo, tuttavia esistono elementi e fattori che hanno un effetto maggiore sulla concentrazione dei dipendenti e sulla qualità del lavoro svolto. Di conseguenza riuscire a identificare queste caratteristiche permette di far ricoprire la posizione di manager a una persona adatta e migliorare l'atmosfera sul posto di lavoro e il rendimento dell'azienda.

Ecco le 7 caratteristiche principali di un pessimo capo:

1 - L'arroganza

Una delle caratteristiche più diffuse di un pessimo capo è l'arroganza: essere una persona tracotante vuol dire non rispettare le opinioni dei sottoposti e agire in base al proprio costante bisogno di incrementare il proprio ego. Di conseguenza non hanno alcuna fiducia nei confronti del proprio staff e dei dipendenti, esternando questo atteggiamento. Da un lato l'organizzazione non cresce perché non viene data ai lavoratori nessuna opportunità di iniziativa, dall'altro si crea un cattivo ambiente di lavoro perché i dipendenti sentono di non essere valorizzati e considerati. Infatti l'arroganza del capo lo porta a non ascoltare nessuno, nemmeno quando si tratta di una buona idea, perché si vuole avere il controllo su tutto. Invece un buon capo conosce il valore di saper delegare, di considerare i feedback e di ascoltare l’opinione e le proposte altrui, facendo crescere il team.

2 - La mancanza di responsabilità

Avere una posizione di potere significa avere grandi responsabilità. Una caratteristica di un cattivo capo è non essere presente quando si ha bisogno di lui per avere una risposta oppure un chiarimento per i compiti assegnati o per un problema. Questo fatto comporta un rallentamento delle procedure e della produttività aziendale. Un altro aspetto che rileva una mancanza di responsabilità del capo risulta essere l'incapacità di prendere decisioni. Essere poco intraprendenti o titubanti oppure nascondersi dietro il lavoro dei dipendenti per restare in una comfort zone ed evitare rischi porta a paralisi del lavoro. Invece un buon capo deve essere lucido e prendere decisioni rapide, soprattutto nei momenti critici.

3- La mancanza di comunicazione

La comunicazione è fondamentale in un'azienda e la sua mancanza può avere effetti negativi anche molto rilevanti. Questo accade soprattutto quando il capo non riesce a comunicare in maniera efficace allo staff quali sono gli obiettivi da raggiungere, i compiti che ognuno deve svolgere e le modalità per monitorare l'andamento del progetto in questione. Un capo che non sa comunicare spesso si limita a dare ordini con un'e-mail concisa senza entrare nei dettagli oppure risulta essere esclusivamente concentrato su sé stesso, non si così da non informare il team e non rendendolo partecipe del processo. In alternativa può dare indicazioni contrastanti, si dimentica di quali sono i compiti assegnati, comunica le proprie direttive in maniera non chiara oppure cambia rapidamente idea sull'organizzazione del lavoro. In tutti i questi casi aumenta lo stress in azienda e complica il lavoro dello staff, rendendo caotica la strategia aziendale e peggiorando le performance individuali dei collaboratori.

4 - La minaccia come motivazione

Esiste una grande differenza tra la stima e la paura causata dalle minacce. Evocare ripercussioni oppure sanzioni come strategia motivazionale provoca inutile stress sul posto di lavoro. Al tempo stesso si ottiene l'effetto opposto perché si riducono le prestazioni e la produttività dei collaboratori. Questo fatto è stato confermato da numerosi esperti di dinamiche aziendali. La migliore soluzione per motivare un dipendente non è costituita dall’intimidazione, bensì con la valorizzazione del lavoro svolto e con la partecipazione al processo aziendale, comunicando entusiasmo.

5 - Non riconoscere il merito

Il lavoro dei dipendenti deve essere riconosciuto, in caso contrario si creano risentimenti e conflittualità inutili. Fare favoritismi oppure attribuirsi tutti i meriti di un buon risultato (per poi cercare un capo espiatorio al quale attribuire la colpa di un insuccesso) è tra gli atteggiamenti più scorretti e sbagliati che un capo può assumere. Per aumentare la produttività e creare un'atmosfera priva di rancori è necessario essere meritocratici, saper valorizzare doti e capacità, individuare i veri responsabili nel bene e nel male. Al tempo stesso, per non appesantire il clima di lavoro, è bene saper riconoscere che un buon risultato non è mai esclusivamente un merito proprio, ma ringraziare i propri collaboratori per la loro partecipazione al progetto, senza dare per scontato il loro contributo. In secondo luogo, se il capo commette degli errori, deve ammetterli e scusarsi invece di attribuirli ad altri. Si tratta di un atteggiamento che favorisce fedeltà e rispetto dei propri sottoposti.

6 - Opporsi al cambiamento

Il mondo di oggi è in continua evoluzione e opporre resistenza al cambiamento ha molto spesso conseguenze molto gravi sulla produttività e sui risultati aziendali. Un capo deve saper riconoscere l'esigenza di evolversi e cambiare, aprendo a nuovi metodi di lavoro oppure a tecnologie di recente scoperta. Se invece si irrigidiscono nelle proprie posizioni, da un lato indeboliscono l'azienda o l'organizzazione, dall'altro rendono ancora più difficile l'inevitabile transizione.

7 - Il pessimismo

Un capo negativo e pessimista genera stress e tensione sul posto di lavoro, rendendo problematico ogni aspetto e mortificando gli animi. Invece una persona abbattuta ha prestazioni inferiori rispetto a una entusiasta e tende a dare il massimo.

Venerdì, 02 Settembre 2022. Postato in Soft Skill, Leadership

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