L’utilizzo della Open Space Conference nei processi di apprendimento collaborativo

L’utilizzo della Open Space Conference nei  processi di apprendimento collaborativo

Articolo scritto da Fabio Gariboldi

Lo scorso sabato ho potuto partecipare ad uno dei più importanti convegni italiani nel mondo dell’informatica Lo IAD – Italian Agile Day.

Quest’anno i partecipanti erano ben 700; e questo è indice di come la comunità Agile italiana sia estremamente vitale e seguita.

Seguo da almeno 4 anni la comunità degli “agilisti” Italiani, perché sono convinto che i metodi ed i modelli operativi utilizzati nella gestione dei gruppi di sviluppo del software e di sviluppo prodotto, sono veramente utili alla pratica manageriale.

In questa occasione ho avuto la conferma che la riflessione strategica e metodologica su Agile è cresciuta ed è sempre più flessibile e applicabile a contesti ad essa estranei (automotive, marketing, formazione, ecc.)

Una delle formule che amo particolarmente del modo di lavorare insieme della comunità agile è l’Open Space Conference e questo incontro a Pavia è stata l’occasione per vederla funzionare perfettamente con numeri davvero impegnativi, 200 persone per un giorno intero.

Vale la pena di descrivere l’Open Space Conference o altrimenti detta Unconference (non-conferenza) per chi non vi ha ancora partecipato.

Differentemente da una conferenza convenzionale, che prevede una fase di progettazione e preparazione dei contenuti e dei vari talk (per esempio tramite il classico call for paper), una Open Space Conference rappresenta solo il contenitore e quindi gli aspetti logistici della conferenza, dalla location all’allestimento delle varie sale.

I contenuti della non conferenza “emergono” dai partecipanti stessi durante una fase detta marketplace.

In questa fase negoziale, chiunque abbia un argomento da proporre, con una durata, uno spazio ed un numero di partecipanti, più o meno definito, può proporlo all’auditorio.

Il risultato del marketplace è un’agenda visuale che va componendosi sotto gli sguardi di tutti fino a diventare il programma della giornata, suddiviso per spazi e fasce orarie.

In questo formato, ogni partecipante può proporre sessioni a.) in quanto esperto di un vario tema o b.) perché ha una domanda, un dubbio, un problema da risolvere e può trovare nell’audience della conferenza persone che hanno delle risposte utili. Inoltre potrà assistere alle sessioni da cui ricaverà più valore.

La formula prevede quattro princìpi:

Chiunque partecipa è la persona adatta

Quando inizia è il momento giusto

Qualsiasi cosa accada, è la cosa che doveva accadere

Quando è finita, è finita

ed una sola legge, ovvero la “Legge dei due piedi”: in qualsiasi momento, se non sto imparando o contribuendo, mi sposto sui due piedi alla ricerca di un posto dove farlo.

In occasione dello IAD il marketplace che è emerso era particolarmente nutrito di domande più che di risposte, oltre alle attività d’aula e presentazioni multimediali più classiche in questo tipo di formato.

Ho avuto, per un momento, il pensiero: “ma se tutti vengono con delle domande, le risposte che le da?”

In effetti le risposte erano proposte, al più, dai partecipanti o emergevano dai gruppi di persone che decidevano, spontaneamente, di dedicarvici.

Mano a mano che gli incontri si andavano concludendo, i partecipanti trasferivano i loro appunti e le proprie valutazioni in uno spazio condiviso e consultabile da tutti.

Anche i social network permettevano di raccogliere foto, commenti e proposte da condividere.

L’evento, pur nella sua complessità, si è svolto magnificamente riscuotendo un livello di soddisfazione generale difficile da ottenere in una conferenza tradizionale.

Di particolare nota sono la creatività, la riflessione strategica e l’attitudine alla gestione dei team diffuse che emergono da questo contesto di co-creazione dei contenuti all’interno di una comunità (prevalentemente di tecnici).

Ho partecipato altre volte ad Open Space Conference che avevano, però, un taglio prevalentemente esperienziale e basato su contenuti preparati dai partecipanti in precedenza.

Questa opportunità mi ha permesso di capire come l’Unconference sia utile anche quando gli argomenti sono in divenire e quando i contributi preparati si lasciano arricchire dai partecipanti che liberamente vi partecipano.

Questo formato è sicuramente esportabile ed è esportato nell’azienda, come momento di cross-formazione collaborativa, in cui si scambiano competenze fra partecipanti appartenenti a categorie, funzioni e livelli diversi dell’organizzazione.

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Desidero proporre ai lettori e membri di Sviluppo Manageriale un piccolo sondaggio, vi piacerebbe partecipare attivamente ad una Unconference con tema: “Manager oggi: competenze, metodi, strategie in azione”?

Se si, inviate una mail a eventi@sviluppomanageriale.it con il vs. feedback… se raggiungiamo un numero interessante proviamo ad organizzarla ☺

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Giovedì, 24 Novembre 2016. Postato in Supply chain management

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