Le cose cambiano, e allora?

Le cose cambiano, e allora?

Iniziamo questo articolo con due affermazioni fatte agli albori di due grandi innovazioni che hanno modificato la nostra vita.

<<Il cavallo è qui per restare; l’automobile è solo una novità, nient’altro che una moda>>.

Frase pronunciata dal presidente della Michigan Savings Bank all’avvocato Henry Ford, affinché non investisse nella Ford Motor Company.

<<Dopo i primi sei mesi, la televisione non riuscirà a far presa sui mercati. La gente ben presto si stancherà di stare a guardare tutte le sere una scatola di legno>>.

Affermazione di Daryl F. Zanuck, direttore degli studi cinematografici della 20th Century Fox, parlando della televisione nel 1946.

A fronte di qualunque innovazione ci sarà sempre qualcuno che farà affermazioni di questo tipo; ma di particolare rilevanza è il caso in cui a esprimersi in questo modo siano imprenditori e manager !!

Una capacità di visione differente fu quella espressa da Henry Ford il quale osservò che, se avesse chiesto ai clienti che cosa desiderassero, si sarebbe sentito rispondere: <<Un cavallo più veloce>>. A dimostrazione di una forte capacità immaginativa.

L’inizio del terzo millennio ha segnato una nuova epoca di grandi cambiamenti; cambiamenti, come la rivoluzione digitale, così epocali da fare impallidire quelli che si sono raggiunti nelle epoche precedenti, sia per la loro velocità sia per l’incidenza che avranno sulle nostre vite.

Oggi, per guidare un’azienda, non è più sufficiente far bene ciò che si fa. Certo, questo rimane un fattore determinante per essere competitivi ma a questa capacità è necessario miscelare la capacità di interpretare le potenzialità delle innovazioni, gli spazi che esse possono aprire, di immaginare.

Come ha scritto Daniel Goleman: <<Se uno continua a fare quello che ha sempre fatto, continuerà a ottenere quello che ha sempre ottenuto. Questo produce una crescita zero, in altre parole la stagnazione. Uno continua a fare quello che ha sempre fatto se continua a pensare come ha sempre pensato>>.

E’ necessario essere attenti e saper cogliere i momenti opportuni. A tale proposito può essere utile ricordare una antica storia.

Nel Duecento Ruggero Bacone e un monaco costruirono una testa meccanica capace di pensare. Ma l’automa non prendeva vita. Chiesero soccorso a uno spirito, che li avvertì: siate pazienti, la testa vi darà un segno. Per tre settimane non accadde nulla; infine si concessero una notte di riposo, affidando la veglia a un guardiano. Appena addormentati, il robot parlò: <<E’ il momento>>. La sentinella giudicò l’episodio troppo banale per interrompere il sonno dei monaci. Dopo mezz’ora la testa si rianimò: <<Era il momento>>. Trascorre un’altra mezz’ora di silenzio, infine l’automa sentenziò: <<Il momento è passato>>, e andò in frantumi.

Essere in sintonia con i bisogni del mercato significa riuscire a immaginare ciò che le persone desiderano prima ancora che esse stesse ne abbiano coscienza. Non è solo la conoscenza dei loro bisogni insoddisfatti attuali ad alimentare la crescita, ma è la comprensione dei loro bisogni futuri a creare un vantaggio competitivo: la vera innovazione consiste proprio in questo.

Nessun gruppo di persone ha espresso il bisogno di un tablet e di un dispositivo mobile. E’ stata una combinazione di intuizioni interne ed esterne all’azienda e di empatia a far nascere l’idea lungimirante che ha portato alla creazione dell’iPad, dell’iPod e dell’iPhone.

E’ stata la profonda conoscenza che Apple aveva dell’esperienza dell’utente e il modo in cui è riuscita a migliorarla a favorire questa innovazione. Come ha detto Steve Jobs: <<Il nostro lavoro è immaginare ciò che vorranno prima ancora che lo vogliano. La gente non sa ciò che vuole finché non glielo metti davanti>>.

Per ottenere questo risultato, chi ha la responsabilità di un’azienda, sia esso un imprenditore oppure un manager, deve costantemente domandarsi quali siano le competenze più essenziali, alle quali si debba dare la priorità, e in che modo sia possibile combinarle all’interno della propria organizzazione, come anche del proprio cervello. Tra queste ci sono sicuramente la capacità immaginativa, quella creativa, quella di andare oltre i confini del mercato nel quale si opera, la capacità di contaminazione.

Ciò che stiamo vivendo non è una crisi ma una transizione, sfidante ma al contempo fonte di opportunità. Bisogna avere coraggio e determinazione. Occorre anticipare i cambiamenti, essere efficaci ed efficienti allo stesso tempo, coniugare la prospettiva (e i risultati) di breve periodo con la visione di lungo periodo.

Le imprese possono interpretare questo ruolo di agenti del cambiamento non solo innovando ma soprattutto gestendo l'innovazione e i processi che ne sono alla base, e questo è certamente più difficile !!

L’innovazione non è solo fatta di materialità e tecnologia, è anche sempre più riconducibile a reti di relazioni, modelli organizzativi, persone, valori e significati. Il problema è capire come gestire al meglio queste dimensioni.

Ciò che è richiesto a imprenditori e manager è una metamorfosi del modo di pensare e agire, cioè:

  • aprire la mente;

  • dedicare un po’ di tempo a fantasticare;

  • rendere l’errore un’opportunità;

  • essere curiosi e affamati;

  • essere non conformisti.

E, soprattutto, prepararsi all’inatteso.

Teniamo ben presente che l’inatteso spesso ci sorprende. Il fatto è che siamo installati con troppo grande sicurezza nelle nostre teorie e nelle nostre idee, e che queste non hanno alcuna struttura di accoglienza per il nuovo. Il nuovo spunta continuamente. Non possiamo mai prevedere il modo in cui si presenterà, ma dobbiamo aspettarci la sua venuta, cioè attenderci l’inatteso. E, una volta giunto l’inatteso, si dovrà essere capaci di rivedere le nostre teorie e idee più che far entrare con il forcipe il fatto nuovo nella teoria incapace di accoglierlo veramente.

Le cose cambiano, e allora?

Federico Castelletti Cazzato & Nicola Longo

www.skillsmanagement.it

Mercoledì, 01 Giugno 2016. Postato in Gestione aziendale

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